UNASCA – SEDE NAZIONALE – SERVIZIO INFORMATICO

Roma, 8 agosto 2002 – Prot. n. 4859/SNS

ECOINCENTIVI

E’ stata emanata una seconda circolare da parte del Ministero delle Finanze che puntualizza alcune vicende rimaste, nel frattempo, per alcuni, poco chiare.

AUTO NUOVA: DATA DI IMMATRICOLAZIONE
E’ stato definitivamente chiarito che per "atto di acquisto di un auto nuova" così come riportato nell’art. 2 ex D.L. 138/2002 si deve intendere, analogamente a quanto previsto da diverse altre norme vigenti l’IMMATRICOLAZIONE. Pertanto alla data dell’immatricolazione occorre fare riferimento per l’accesso agli incentivi. Ovviamente e diversamente, nel caso di veicolo usato, l’atto di acquisto equivale all’atto notarile.

VEICOLO DA ROTTAMARE
La norma che ha introdotto le agevolazioni impone al solo VENDITORE l’obbligo di consegnare il veicolo da rottamare al centro autorizzato e radiarlo al PRA entro 15 giorni dalla consegna del veicolo ecologico venduto.
Il venditore può radiare al PRA direttamente o delegando.
La norma in questione cambia le regole per la effettuazione della radiazione al PRA esclusivamente per i veicoli interessati all’ottenimento del beneficio.
Il centro demolizione si deve comportare in questi casi come centro raccolta e smaltimento, rilasciando il certificato dell’art. 46, comma 4 Decreto Ronchi.
Il venditore deve rilasciare attestato all’utente di consegna del veicolo al centro di demolizione.
Tutte le varie "interpretazioni strumentali ed i comportamento alla Ponzio Pilato" si scontrano con la volontà del legislatore che è estremamente chiara.
Così come sono chiare le norme vigenti sull’esercizio dell’attività 264/91 e relativi abusi.
Tenuto conto del parere del Consiglio di Stato che, nel 1992 chiarisce inequivocabilmente il "confine" tra ciò che è corretto e ciò che non lo è.
Avete tutti i presupposti per valutare il corretto comportamento di chi deve garantire l’interesse pubblico (Aci/PRA), di chi deve rispettare le norme vigenti (vedi demolitori), di chi vuole rispettare gli obblighi introdotti dal D.L. 138/2002 (vedi commercianti) e di chi vuole affermare il rispetto dei propri diritti (i soggetti 264/91, i quali naturalmente agiscono per legge su semplice incarico verbale).
E avete anche gli strumenti per chiedere il rispetto delle norme vigenti.
Non credo che ci sia ancora altro da dire in merito, occorre solo denunciare comportamenti illeciti così come auspicato dal Ministero delle Finanze nel caso in cui, per esempio, "un demolitore" condizioni "il VENDITORE" dicendogli che "ritira l’auto solo se gli consegna i documenti per la radiazione al PRA".
Occorre denunciarlo senza mezzi termini e comunicarcelo.

REVISIONI
E’ confermato quanto da noi già detto in precedenza. Le successive scadenze di revisione per questi veicoli decorreranno dalla "revisione speciale" effettuata al sensi del D.L. 138/02.

Per concludere, si è avuta conferma della bontà di quanto fin qui dichiarato con le nostre comunicazioni. Vedere inoltre l’allegato alla presente.
Nella sezione speciale "INCENTIVI" sul nostro sito www.unasca.it troverete tutto il materiale finora disponibile e degli approfondimenti.

Buon Ferragosto a tutti.

F.to Il Segretario Nazionale Studi Ottorino Pignoloni

 

L’esercizio abusivo dell’attività
Dispone il comma 4 dell’art. 9 della legge 264/1991 che "chiunque esercita l’attività di consulenza per la circolazione dei mezzi di trasporto senza essere in possesso della prescritta autorizzazione è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire venti milioni, ove difetti altresì l’attestato di idoneità professionale di cui all’art. 5 si applica l’art. 348 del codice penale".
La fattispecie "esercizio abusivo dell’attività di consulenza" ricomprende, pertanto, due ipotesi distinte quanto ai presupposti e, soprattutto, in relazione alla diversa rilevanza giuridica ad esse ricollegata dal legislatore. Infatti, nel caso in cui un soggetto sia in possesso di tutti i requisiti di legge per esercire l’attività di consulenza, compreso quindi l’attestato di idoneità professionale, ma difetti della richiesta autorizzazione provinciale, l’esercizio "di fatto" dell’attività stessa va a configurare unicamente un illecito amministrativo e in quanto tale sanzionato. Assurge. Invece, a vero e proprio reato l’ipotesi di esercizio "di fatto" dell’attività di consulenza ad opera di chi non sia provvisto della necessaria abilitazione professionale e, conseguentemente, sia privo anche della autorizzazione provinciale, atteso che la prima costituisce il requisito soggettivo fondamentale per il rilascio della autorizzazione stessa. Il secondo capoverso della norma in esame presuppone, quindi, la commissione di una violazione amministrativa (esercizio dell’attività in difetto di autorizzazione) in connessione obiettiva con un reato (quello di "abusivo esercizio di una professione", punito dall’art,. 348 codice penale), alle quali pertanto si rinvia.

Il potere di vigilanza
L’art. 9, comma 1, della legge n. 264/1991 attribuisce alle province ed ai comuni la funzione di vigilare sulla corretta applicazione della medesima legge. Almeno per questo aspetto, la norma non lascia spazio a dubbi interpretativi, essendo evidente che il legislatore ha inteso attribuire a detti enti poteri assolutamente identici in ordine alla verifica della commissione di eventuali violazioni da parte dei titolari degli studi di consulenza.
Tuttavia, poiché il potere di comminare le sanzioni è attribuito in via esclusiva alle sole province, ne consegue che le autorità comunali, accertato l’illecito, debbono notizarne formalmente la competente autorità provinciale al fine della irrogazione della relativa sanzione. Gli enti cui spetta la vigilanza svolgono le relative funzioni per il tramite dei propri funzionari e, in particolare, degli organi di polizia amministrativa di cui dispongono i quali, a noma dell’art.13 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (recante "Modifiche al sistema penale") "possono, per l’accertamento delle violazioni… assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi …. E ad ogni altra operazione tecnica". Gli stessi principi valgono, infine, per gli organi di polizia giudiziaria (ufficiali ed agenti della Polizia di Stato, del corpo dei Carabinieri e della Guardia di Finanza) che sono espressamente ammessi a compiere gli accertamenti in parola del comma 4 del citato art. 13 della legge 689/1981, in armonia, del resto, con il principio accolto dall’art. 1, comma 1, T.U.L.P.S. il quale, sebbene con una formulazione letterale un po’ arcaica (non si dimentichi, infatti, che il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza risale al 1931), dispone che "l’autorità di pubblica sicurezza… cura l’osservanza delle leggi e dei regolamenti… nonché delle ordinanze della autorità".

Consiglio di Stato: Adunanze Seconda Sezione 16.12.1992
Risposte a quesiti posti dalla Direz. Gen. Motorizzazione Civile sull’applicazione legge 8/8/91 n. 264
Omissis…La legge, come si è visto, definisce all’art. 1 l’attività di consulenza, ponendo come requisito della nozione, che la stessa sia svolta a titolo oneroso. Conseguentemente non pare sussistano dubbi sulla sottrazione alla nuova normativa di quelle attività che sono svolte a titolo gratuito o di cortesia, come nel caso di persone che si presentino a tale titolo agli sportelli degli uffici per conto di altre persone (sempre che siano munite di delega). Diversa appare invece la condizione di coloro che, fornendo in via principale una diversa prestazione, (ancorché in qualche misura collegata) offrono anche il servizio di presentazione o ritiro della pratica presso gli uffici della Motorizzazione civile, (es. esercenti e personale dipendente delle officine abilitate all’installazione di impianti GPL o a metano sugli autoveicoli; dipendenti di imprese costruttrici per tutte le operazioni di visita e prova di veicoli, natanti e motori di loro produzione e trasformazione). Nei casi appena detti, difatti, non può dirsi che l’attività sia svolta, in senso proprio, a titolo gratuito – cioè che sia diretta ad accrescere il patrimonio altrui senza un corrispettivo – poiché sussiste comunque il corrispettivo della prestazione, come riconosce lo stesso Ministero, ancorché assorbito nell’utile di impresa. D’altro canto, come è noto, ai fini della sussistenza del delitto di esercizio abusivo di una professione – espressamente richiamato dall’art. 9, ultimo comma della legge – non è necessario il compimento di una serie di atti (riservati a coloro che abbiano conseguito la relativa idoneità professionale) ma è sufficiente anche il compimento di una isolata prestazione professionale; onde, anche sotto tale profilo, l’attività suddetta che non sia svolta effettivamente a titolo gratuito o di cortesia, appare rientrare nell’attività di consulenza per la quale la nuova legge richiede l’autorizzazione all’esercizio. …Omissis…
L’ultimo quesito concerne la vigilanza sull’accesso agli sportelli della Motorizzazione civile. Al riguardo, a norma dell’art. 9 della legge 264 del 1991, le province e i comuni vigilano sull’applicazione della legge. Non v’è dubbio, pertanto, che la competenza suddetta spetti, in primo luogo, a tali enti. Poiché peraltro potrebbero verificarsi violazioni anche del precetto penale, con riferimento all’art. 348 del codice che punisce l’abusivo esercizio di una professione, sussisterà peraltro anche l’obbligo dei pubblici ufficiali – nella specie, dei preposti agli uffici della motorizzazione civile – di predisporre il rapporto relativamente alla notizia di reato di cui abbiano avuto notizia nell’esercizio o a causa delle proprie funzioni, secondo i principi generali in materia.