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DA FONTE Min INTERNO
CIRCOLARE PROT. N. 557/A/210/517.8 - 30/04/2001 - TESTO UNICO - DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI IN MATERIA DI DOCUMENTAZIONE AMMINISTRATIVA - EFFETTI SULLE SEMPLIFICAZIONI RELATIVE ALLE COSIDDETTE "CERTIFICAZIONI ANTIMAFIA"


MINISTERO DELL'INTERNO
DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA
Ufficio per l'Amministrazione Generale

 

Prot. n. 557/A/210/517.8
Roma, 30 aprile 2001

OGGETTO: Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445). Effetti sulle semplificazioni relative alle cosiddette "certificazioni antimafia" (D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252).

Il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa (D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445) ha disposto, fra l'altro, che sono sostituibili con dichiarazioni sottoscritte dall'interessato anche le certificazioni "di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l'applicazione di misure di prevenzione ..." e quelle "di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali" (art. 46, comma 1, lett. aa) e bb).

Attesa la portata generale della disposizione, si deve intendere che la stessa trovi applicazione anche nei procedimenti disciplinati dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773; cfr. art. 11) e per le cosiddette "certificazioni antimafia", già oggetto di semplificazione a norma del D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252.

A quest'ultimo riguardo, giova precisare che le riportate disposizioni dell'art. 46 del testo unico n. 445 del 2000, rendono sostituibili con dichiarazioni sottoscritte dall'interessato non solo le cosiddette "certificazioni antimafia" di cui all'art. 10-sexies della legge n. 575/65 già soppresse, con conseguente abrogazione della disposizione di legge, ma anche la speciale certificazione camerale munita della dicitura di cui all'art. 9 del D.P.R. n. 252/98, relativamente alla "cautela antimafia" implicita a tale dicitura.

Sembra pacifico, infatti, che tutti gli stati e fatti previsti dall'art. 10 della legge n. 575/65 rientrano fra quelli di cui all'art. 46, lettere aa) e bb) del predetto D.P.R. n. 445/2000, ivi compresi i provvedimenti provvisori adottati dal giudice, rientranti anch'essi nel novero dei "provvedimenti che riguardano l'applicazione delle misure di prevenzione".

Giova aggiungere che la cosiddetta "certificazione antimafia" (rectius: certificazione circa la sussistenza o meno delle cause di divieto o di decadenza previste dall'art. 10 della legge n. 575/65) è stata già oggetto di una drastica semplificazione operata con il richiamato D.P.R. n. 252/98, il quale:

- ha già disposto alcune situazioni di totale esenzione (art. 1),

- ha già previsto un circuito di comunicazione diretto fra Amministrazioni e Prefetture, senza oneri certificatori per gli interessati (art. 3, comma 1, e art. 4);

- ha proceduto all'unificazione di due certificati (quello d'iscrizione nei registri della C.C.I.A.A. e quello di insussistenza delle interdizioni antimafia - art. 69, lasciando all'interessato l'opzione se avvalersi o meno della facoltà di presentare egli stesso i certificati occorrenti.

Va precisato, quindi, che il ricorso alla dichiarazione sostitutiva non sopprime nè le semplificazioni nè le opzioni, a favore degli interessati, già disposte dal predetto D.P.R. n. 252/98, comprese le ipotesi di esenzione e la libera determinazione degli interessati di presentare comunque la certificazione C.C.I.A.A. corredata dell'apposita dicitura antimafia o di richiedere direttamente alla Prefettura la comunicazione antimafia (art. 3, comma 2), ma deve ritenersi aggiuntiva e comunque tale da coprire le esigenze residue, anche nei casi in cui le Amministrazioni hanno inteso mantenere una prassi tuzioristica.

E', invece, fuori dall'elencazione dell'art. 46 del predetto D.P.R. n. 445/2000, e non può essere, quindi, sostituita con una dichiarazione dell'interessato, l'attività informativa svolta dai Prefetti a norma degli artt. 10 e seguenti del D.P.R. n. 252/98, anche perché gli "elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa" non potrebbero comunque, per loro natura, essere oggetto di certificazione.

A parte ciò, è evidente che l'esclusione sopra indicata risponde a precise esigenze di ordine e sicurezza pubblica, coerenti alle scelte adottate dal legislatore fin dal 1994 (legge 17 gennaio 1994, n. 47) e successivamente confermate, di mantenere alta l'attenzione sui tentativi di infiltrazione mafiosa, a tutela della trasparenza dell'attività della pubblica amministrazione, soprattutto con riguardo agli appalti pubblici ed alle erogazioni di denaro pubblico di rilevante entità.

Nondimeno, con riguardo alla procedura di richiesta delle informazioni prefettizie di cui al citato art. 10 del D.P.R. n. 252/98, la disposizione del comma 3 di quell'articolo, secondo cui la richiesta deve essere presentata unitamente a "copia del certificato di iscrizione dell'impresa presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, corredato dell'apposita dicitura antimafia" deve essere oggi interpretata ed applicata con riguardo alla corrispondente dichiarazione sostitutiva, come del resto già prevede, in via di opzione, il comma 4 dello stesso articolo.

Le esigenze tuzioristiche vanno soddisfatte, sia con riguardo ai requisiti di onorabilità previsti dal TULPS o da altre leggi di settore, sia con riguardo a quelli previsti dalla legislazione antimafia, nei casi diversi da quelli disciplinati, nelle fattispecie più "sensibili" dagli artt. 10 e segg. del predetto D.P.R. n. 252/98, avvalendosi della facoltà di verifica di cui all'art. 71 dello stesso testo unico n. 445/2000, dalla facoltà, cioè, delle Amministrazioni interessate di richiedere alla Prefettura la "comunicazione antimafia" di cui all'art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 252/98, ed ai competenti uffici dell'Amministrazione della Giustizia le altre certificazioni sui precedenti e sulle pendenze penali.

La possibilità che risultino di fatto eluse le cautele anticrimine e antimafia o, al contrario, con una generalizzazione delle richieste di verifica, che risultino vanificate le esigenze di semplificazione sottostanti all'adozione del D.P.R. n. 445/2000, ed il rischio di applicazioni ingiustificatamente difformi vanno parimenti contenute e circoscritte.

A tal fine i Sigg.ri Prefetti cureranno ogni opportuna iniziativa volta a promuovere, in attuazione dell'art. 72 del predetto D.P.R. n. 445/2000 e nell'esercizio delle loro funzioni inerenti alla tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, una adeguata sensibilizzazione delle Amministrazioni interessate, in relazione alla situazione locale.

Per quanto attiene, in particolare, ai requisiti soggettivi (penali e di prevenzione) richiesti per il rilascio di autorizzazioni disciplinate dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, i Sigg.ri Prefetti e i Sigg.ri Questori cureranno l'acquisizione d'ufficio dei dati inerenti alle persone interessate al rilascio di autorizzazioni o licenze di propria competenza e sensibilizzeranno opportunamente gli Enti locali relativamente alle procedure inerenti alle competenze loro trasferite, anche relativamente ai controlli successivi da parte degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, compresi gli appartenenti alla Polizia municipale.

Relativamente alle materie trasferite, i Sigg.ri Prefetti potranno avvalersi inoltre della facoltà di richiedere la revoca dell'autorizzazione rilasciata a persone prive dei requisiti prescritti, a norma dell'art. 19 del D.P.R. n. 616 del 1977, nei limiti stabiliti dalla Corte Costituzionale con la nota sentenza n. 77 del 24 marzo 1987 e delle parziali abrogazioni disposte dall'art. 164 del D.Lvo 31 marzo 1998, n. 112.

 

Nel rassegnare quanto sopra alla prudente iniziativa delle SS.LL., si prega di volerne curare la diffusione presso le Amministrazioni interessate.

IL MINISTRO