Comunicazione del Segretario Nazionale Studi

                                                                                                          Agli Associati

Rimetto alla Vostra attenzione alcune notizie/riflessioni/considerazioni sul particolare, quanto difficile, momento che si sta attraversando

Dal Sole 24 Ore  mercoledì 5 maggio (pag. 32) – L’ITALIA PAGA TROPPO IN RITARDO

“Chiamarlo allarme è forse esagerato. Ma il dato che emerge da uno studio inedito di Dun&Bradstreet un segnale preoccupante sull’economia made in Italy lo lancia: le imprese italiane pagano i loro fornitori con ritardi sempre maggiori. Nell’ultimo trimestre del 2003 si è registrato un peggioramento di un giorno rispetto al dicembre dell’anno prima: se nel 2002 le aziende italiane pagavano i fornitori con un ritardo medio di 17 giorni, ora l’attesa è salita a 18.

Una crescita considerevole, considerando che si tratta di una media nazionale. E che impensierisce, soprattutto se si considera che la media europea dei ritardi di pagamento è di 14,3 giorni. Quattro in meno dell’Italia. Lo stesso trend preoccupante emerge anche dall’analisi dei pagamenti ai fornitori avvenuto con oltre 30 giorni di ritardo: a fine 2003 questo dato ha raggiunto la percentuale più alta dal settembre del 1999, con il 13,2% dei casi. Si tratta di indicatori significativi, che testimoniano un malessere dell’economia italiana. . omissis

Rispetto al 2002, come già detto, il ritardo delle aziende italiane nel far fronte i loro impegni con i fornitori è aumentato da 17 a 18 giorni. Non solo. Negli ultimi mesi dell’anno scorso si è registrata una sorta di “forchetta”: mentre i ritardi di pagamento in Europa diminuivano leggermente, quelli in Italia aumentavano.”

Nel leggerlo, l’articolo, non ho potuto non sobbalzare dalla sedia, pensando quello che avviene nel nostro ambiente!

RID INSOLUTI, BANCHE

Sempre più e (sempre più in tanti) ci si rende conto che la propria attività deve essere seguita in ogni suo “frangente” operativo.

Prima la pratica si presentavi, alias si pagavi, quando c’era  disponibilità economica. Poi, lo scorso anno, anche se il rid tornava indietro si pagava poi con bonifico, si attappava il buco e. amici come prima.

Da febbraio non è più così ovvero quando fai una formalità telematica devi avere la disponibilità economica e se la BANCA NON LA METTE A DISPOSIZIONE nascono problemi.

Sono oltre 250 gli insoluti rid da febbraio ad aprile, sicuramente ci sono agenzie che si sono viste bloccare temporaneamente o definitivamente il collegamento.

E’ chiaro quindi che in un momento così delicato, è fondamentale guardare al nostro lavoro con occhi ben diversi rispetto al passato. E soprattutto fare grande attenzione al rapporto con la propria banca perché potrebbe (è già successo e pure diverse volte) creare non pochi problemi. Negoziate o rinegoziate il rapporto, verificatelo, chiarite la situazione (valuta, assegni impagati in prima battuta, costi cc.) perché, a fronte delle Vostre convinzioni,  c’è un soggetto, LA BANCA, che potrebbe creare danni.

Tanti insoluti di 50, 100, 300, 500 ? e quasi sempre per “giochi di valuta bancaria e/o di indifferenza dell’operatore bancario, della serie – tanto che vuoi che sia!”

Segnalateci i casi in cui Vi possiate trovare in difficoltà con  RID/BANCA/ACI, non abbiate timore né vergogna,  di certo non ha molto senso “affidarsi al PRA locale”. Infine  è più che opportuno  tenere sotto controllo giornaliero cosa avviene sul proprio cc bancario e verificare quindi, in giornata, eventuali insoluti che potrebbero essere sanati subito.

Insomma non è più un optional avere disponibilità di soldi al momento dell’esecuzione della formalità. NON LO E’ MAI STATO, PER LA VERITA’, MA DI SICURO OGGI NON E’ PIU’ UN OPTIONAL!

FORMAZIONE, CONOSCENZA E CONFRONTO

Riteniamo sia l’unica, valida e seria risposta ai tanti problemi che attanagliano la nostra vita quotidiana, sia di cittadini che di imprenditori. E’ un momento duro, per tutti.

Incertezza perenne, preoccupazione di arrivare a fine mese, crisi sociale, difficoltà nei rapporti con i clienti, concorrenza fuori da ogni logica, illegalità diffusa E indifferenza del servizio pubblico, aumenti dei costi e riduzione dei ricavi, i nuovi problemi che nascono dal cambiamento, forte quanto in eludibile, nel mondo dei servizi automobilistici ci rendono dubbiosi, confusi, inferociti contro tutto e tutti. sostanzialmente ci sentiamo più deboli, più soli oppure riteniamo che la migliore arma sia quella  prendersela con gli altri e chiudersi in se stessi, nel proprio orticello. NON C’E’ ERRORE PIU’ GRANDE, MADORNALE PER I PROPRI INTERESSI OGGI PIU’ CHE MAI.

L’obiettivo primario è conoscere cosa sta accadendo intorno a noi, conoscere il cambiamento in atto e come deve posizionarsi la propria  impresa affinchè in grado di competere e quindi essere vincente, almeno provare ad esserlo! Occorre conoscere cosa vuol dire essere imprenditore, come gestire al meglio una impresa, valutare i suoi costi e definire il giusto  prezzo del servizio da vendere, come gestire il personale e quali nuove opportunità offre il mercato del lavoro.

E’ basilare avere consapevolezza delle proprie responsabilità, dei rischi che si corrono nello svolgimento  del proprio lavoro anche per qualificarlo e cercare nuove opportunità, rifiutando quelle che non  sono tali.

Occorre aprirsi all’esterno e non chiudersi nel proprio Ufficio, occorre confrontarsi con i colleghi e non scontrarsi.

Occorre partecipare, oggi più di ieri, alla vita associativa vivendola da protagonisti e non da comparse, di sicuro non certo in attesa dell’aiuto degli altri, cosicchè poi, è sempre “colpa degli altri”! Forse potrà sembrare un atteggiamento di comodo, più semplice e meno complicato ma al concreto dannoso anche, se non soprattutto, per le proprie tasche.

Occorre confrontarsi con gli altri perché difendere la propria dignità passa anche attraverso il coinvolgimento e non l’isolamento.

Occorre infine fermarsi ovvero accettare con  umiltà i propri limiti ovvero sentire il bisogno di saperne di più, di verificare se le proprie conoscenze siano ancora adeguate alle sfide in atto.

L’Unasca ritiene che oggi l’iniziativa più concreta per aiutare un’impresa di consulenza sia quello di renderla sempre più impresa, sempre più professionale e con una forte immagine.

Solo così, crediamo si sarà in grado di poter sostenere le tante sfide che ci proporrà  il mercato anzi che già ci sta proponendo.

I nostri concorrenti, vecchi e nuovi, sia pubblici che privati, saranno certamente messi in difficoltà solo se troveranno di fronte una categoria compatta, fatta da imprese vere e professionali, tecnologicamente all’avanguardia. Non a chiacchiere, però, ma con i fatti.

Allora sì, si potranno avanzare proposte concrete e percorribili perché oggi, allo stato attuale, ogni “paventata  rivoluzione” sarebbe un massacro, solo per noi. Basta poco, basta esserci, basta partecipare, basta esprimere le opinioni (ben vengano quelle critiche ma costruttive – propositive -), basta sostenere gli sforzi che l’Associazione sta facendo, ad esempio, con i corsi che sta mettendo in pista.

La crescita di tutti, Associazione compresa, passa attraverso quella dei singoli che hanno oggi gli strumenti per realizzarla.

Buon lavoro.

Roma, 12 maggio 2004                                      F.to Il Segretario Nazionale Studi Ottorino Pignoloni

P.S. Abbiamo superato le 3000 adesioni per il 2004 con quasi 300 quote in più rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Vi ringraziamo per la fiducia che avete ritenuto riconoscere al lavoro svolto e con l’augurio di essere sollecitati a fare di più e sempre  meglio e di più. Grazie ancora.